Mai friggere il parapandolo: per il tenero gamberetto di Punta Campanella
finire nell’olio bollente è un oltraggio; i pescatori lo hanno sempre
mangiato crudo, magari appena appena saltato in padella e condito con sale
e pepe. Peccato che la pesca al gamberetto di nassa si sia chiusa qualche
giorno fa; ma i buongustai sapranno attendere, e già a febbraio, alla
marina di Massa Lubrense i pochi pescatori che si cimentano in quest’antica
arte si ripresenteranno all’appello.
E per un rituale sospeso nelle stagioni, ce n’è un altro che si ripete
ogni pomeriggio: a Procida, a Marina grande, tornano le cianciole. I
turisti contendono ai gabbiani un posto sulla banchina: si scaricano le
cassette, il pescato pregiato va via subito, venduto all’istante ai
ristoratori dell’isola; quel che resta indietro è più spesso il pesce
azzurro, alimento base di cucina povera. Alici, sarde, sugarelli, comunque
rivalutati abbondantemente in alcuni ristoranti di Corricella, Marina
grande, Chiaiolella. Un nome che merita d’essere segnalato per la buona
cucina ad un prezzo accettabile «La tavola del re da Girone», alla
Chiaiolella (Tel. 081/8967367); sapore di mare come tradizione vuole,
aromi del Mediterraneo che sposano pesce fresco e che comunque non vi
negheranno un’ampollosa frittura di paranza.
Ed ecco come la storia nobilita una ricetta nata dalla miseria: il garum
di Cetara, ovvero, la colatura di alici. Quel liquido rosso cupo dal
sapore intenso si dice che discenda direttamente dalla salsa a base di
pesce macerato, il garum, con la quale i Romani condivano praticamente
tutto; la storia quotidiana, invece, ci suggerisce che i cetaresi
facessero di necessità virtù, inventando la colatura per trovare il modo
di recuperare il sale; preziosissimo, che colava dai barili di legno nei
quali si conservavano le alici. Il procedimento per la sua preparazione è
complesso e parte in estate per concludersi solo a Natale: appena in tempo
per fare di un banale piatto di broccoli, una portata da re. Basta
aggiungerne un cucchiaino. Dove trovarlo? Nei ristoranti di Cetara,
intanto: il «San Pietro», «L’acqua pazza», il «Convento», «La
cianciola», dove la colatura, lasciata cadere su linguine o spaghetti,
oppure adoperata al posto del sale, arricchisce i piatti più semplici con
sapori forti. Per acquistarla (Prodotti Ittici Nettuno Tel. 089261147 -
Prodotti Ittici Delfino Tel. 089261069). Assolutamente da provare è lo
speciale pesto (venduto in vasetti) preparato aggiungendo alla colatura,
prezzemolo, acciughe, olive, mandorle, noci.
Ma dire Cetara significa parlare soprattutto di tonno, poiché la
flottiglia cetarese, con le sue 25 imbarcazioni, rappresenta, nello
specifico, la realtà più importante di tutto il Mediterraneo. Una
vocazione che viene da lontano, tant’è che il nome di Cetara deriva da
“cetaria”, cioè tonnara. La pesca, che si svolge dai primi di maggio
sino ai primi giorni di luglio, spinge le barche in tutto il Mediterraneo
a caccia dei branchi del tonno più prelibato: quello rosso. Proprio ieri
s’è conclusa la rassegna gastronomica «A tutto tonno» con la quale,
ogni anno, si festeggia la vera ricchezza del posto.
E per finire, un salto nel Cilento, dove la cucina dei pescatori conosce
da sempre una regina assoluta: l’alice di Menaica. Frutto di una tecnica
di pesca antichissima, l’alice è pescata a Pisciotta da una
piccolissima flottiglia che di notte segue le stelle e la luna a caccia
dei branchi. La particolare rete (la menaide), cattura solo le alici più
grosse che lentamente si dissanguano. Il risultato è un prodotto dalle
carni bianche e delicate da consumarsi fresco o conservato. Due indirizzi
utile: da Angiolina e suo figlio Rinaldo, in via Passariello, e alla
Tartana di Marina di Pisciotta.
|