Spuntano nelle località più a la page.
Luci soffuse, cuscini di seta, candele e incensi che profumano le
tradizionali bacchette con le quali, ormai, chi si ostina ad avere
difficoltà, rischia di essere considerato poco trendy. Sono i sushi bar,
locali in perfetto stile giapponese dove, accovacciati per terra o
comodamente seduti in un ambiente minimal, si gustano sushi, sashimi e
tempura, accompagnati da un buon sakè, Sono alla moda e sono cari, anche
perchè, il pesce, servito rigorosamente crudo, dev'essere freschissimo.
Gamberi, spada e il prelibato tonno rosso, Che, forse pochi lo sanno,
porta il marchio di Cetara e della sua flotta di tonnare, la più grande
del Mediterraneo.
Inghippi delle curve di un mercato schizoide: sulle nostre
tavole arriva un tonno di serie "B", pescato nei mari del
Messico e del Sud America ed importato fino in Italia. Mentre, il tonno
rosso, quello di prima scelta, pescato prevalentemente nei mari siciliani
dalla flotta cetarese, vola, ancora vivo, in Giappone, per poi ritornare
da queste parti, gia bello e tagliato a dadini come il sushi style
comanda. Chi non amasse la cucina giapponese e non volesse spendere cifre
da capogiro per gustarlo, dovrà approfittare della festa "A tutto
tonno" che chiude i battenti domani sera al porticciolo di Cetara.
«E' una delle rare occasioni per poterlo assaggiare -
spiega
Raffaele
Della Monica, tra gli organizzatori della festa che è ormai diventata un
appuntamento "storico" per il paesino della costiera amalfitana,
nonchè fratello del capitano della "Luigi Padre", la più
grande tra
le quattordici tonnare cetaresi - Generalmente il tonno rosso
è assente dai nostri mercati. E per la bontà della sua carne, vale
davvero la pena di gustarlo».
La pesca del tonno, insieme a quella delle alici (da cui si
ricava la saporita colatura, erede diretta dell'antico "garum"
romano) offre cibo a moltissime famiglie cetaresi. Il paesino costiero,
con le sue quattordici tonnare, detiene il 70% della quota tonno
nazionale, rappresentando così la realtà più importante di tutto il
Mediterraneo. L'intero comparto è gestito dall'associazione produttori
tonnieri del Tirreno di Salerno ed è composto da venticinque imbarcazioni
con stazza variabile tra le 100 e le 250 tonnellate (la flotta
dell'associazione costituisce circa 1'85% del tonnellaggio complessivo
delle imbarcazioni italiane autorizzate a pescare tonno con le reti a
circuizione).
Quello della pesca del tonno, per Cetara, è un mestiere antico che si
tramanda di generazione in generazione (le "cetariae", da cui
prende il nome il paese, erano grosse vasche in muratura nelle quali si
effettuava la salagione del pesce e in greco "ke-tos" indica
appunto un pesce di grosse dimensioni). Il periodo più generoso per la
pesca è quello compreso tra i primi di maggio ed i primi di luglio. Dal
porticciolo di Cetara partono le tonnare dirette alle isole Eolie,
Pantelleria, Lampedusa, Malta. Quest'anno, per la prima volta, si sono
spinte fino alle coste sarde. Si pesca anche ad aprile (sul lato di
Pescara) e a settembre-ottobre (tra l'Adriatico e la Liguria), ma in
questi mesi il mare è decisamente meno generoso con i pescatori che, nel
periodo clou possono arrivare a conquistare anche esemplari di trecento
chili.
Il procedimento di pesca è a circuizione. Attraverso un sofisticato
sistema di sonar, o l'avvistamento con elicotteri che vengono presi in
fitto ogni anno, i pescatori individuano i branchi dei tonni e li
"immobilizzano" calando intorno a loro una grossa rete. Poi,
ancora vivi, vengono "travasati" in speciali gabbie e, tra
ottobre e novembre, spediti ai compratori giapponesi. Un business da
migliaia di euro. L'anno scorso, gli imprenditori con gli occhi a
mandorla, pagarono il prelibato tonno rosso a nove euro e ventuno
centesimi al chilo, assicurando ai marinai uno stipendio di circa
trentacinquemila euro. Quest'anno le cose non sono andate cosi bene: il mercato ha giocato la sua
parte e cosi, il tonno è stato pagato appena tre euro al chilo, offrendo
ai marinai solo sei o settemila euro per i tre mesi spesi in mare. Anche
il mare è stato meno amico e i trentamila quintali di tonno pescato nel
2003 restano solo un ricordo.
Resiste
bene anche il mercato della pesca delle alici, anche se, la tradizione
delle "cianciole" è ben lontana dal business del Sol Levante.
Le alici cetaresi, considerate una vera e propria prelibatezza dai buongustai,
vengono pescate e lavorate direttamente in loco, per essere poi vendute
sul mercato nazionale ed estero sotto sale o sott'olio. Attraverso un delicato
procedimento,
che risale ai tempi dei romani, dal succo delle loro interiora si ricava
la colatura, utilizzata nella preparazione di primi piatti, zuppe o come
salsina per accompagnare i secondi a base di pesce. Una chicca che i ristoratori della costiera hanno saputo ben
sfruttare.
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