NESSUN SONAR, niente ecoscandaglio, al bando
le moderne tecniche di pesca. Soltanto il leggero rumore dei remi,
l'esperienza e la pazienza certosina di un manipolo di pescatori guidati
ancora dalle stelle. Le alici di Menaica si possono gustare soltanto a
Pisciotta. Pochi gozzi in legno (le menaidi appunto) che prendono il mare
a caccia del prezioso pesce azzurro, dalla metà di aprile alla fine di
luglio. A poche miglia di distanza dalla costa, le barche calano una rete
antichissima che affonda nella notte dei tempi. È proprio questo il
segreto. La menaica è una rete derivante (va alla deriva fino a dieci
metri di profondità) che seleziona il pesce in base alla sua dimensione.
Soltanto le alici più grandi restano intrappolate nelle sue maglie,
perdendo gran parte del loro sangue. Il dissanguamento in acqua le rende
assolutamente uniche. L'alice infatti, è un pesce a sangue caldo la cui
carne migliora in maniera esponenziale con la perdita del sangue. Una
volta tirate a bordo, con la forza delle sole braccia, in un' atmosfera di
religioso silenzio, i pescatori fanno il resto. Le alici vengono
selezionate ad una ad una, tirando via la testa e le interiora (si
chiamano anche alici «scapate»), per poi essere sistemate
in cassette di légno senza nessun tipo di refrigerante.
A terra, il pescato passa nelle sapienti mani delle donne
che si occupano della pulitura e della salagione. Le alici vengono lavate
in acqua di mare per poi essere sistemate in vasi di terracotta,
alternando uno strato di pesce ad uno di sale. Una tecnica delicatissima
da cui dipende la buona stagionatura del prodotto che può essere
conservato fino a due anni. Le alici di Menaica sono un presidio Slow
Food.
Da costa a costa. Tonni conservati sott' olio, alici salate, ma
soprattutto colatura, il gustoso intingolo che nella prima metà del XIII
secolo scalzò definitivamente dalle tavole l'antico «garum» romano. Un
elemento fondamentale della storia e della tradizione locale, a cui Cetara,
patria dei conservieri ittici, sembra essere attenta quasi quanto la
crescita del fatturato delle sue piccole aziende. E così, nel suggestivo
borgo di pescatori, economia e «cultura materiale» camminano di pari
passo garantendo quell'ideale certificazione di qualità di cui Cetara è
convinta prima o poi di fregiarsi. Per ora, oltre alla pesca nel Golfo di
Salerno e alla
commercializzazione dei prodotto, si opera principalmente nella direzione
della promozione delle attività
culturali, salvaguardando le radici storiche della tipicità del prodotto
delle alici e dei suoi derivati. Un primo passo, insomma, per giungere al
disciplinare di salvaguardia dei metodi tradizionali di conservazione
delle alici e di produzione della colatura. Il procedimento adottato per
la produzione della colatura è legato a doppio filo a quello della
salagione delle alici anche se risulta essere estremamente laborioso.
Tutto inizia a maggio quando le alici diventano grandi e saporite. Una
volta pescate vengono accuratamente pulite e decapitate e tenute per circa
dodici ore in un recipiente colmo di una miscela di acqua e sale, detta
increspatura. Successivamente vengono disposte a strati in barili,
chiamati terzigni, e salate con sale grosso asciutto; Prima di lasciar
maturare le alici sino al mese di dicembre, sui barili sono poste delle
pesanti pietre di marina, in modo da consentire la fuoriuscita del
saporito liquido. Successivamente si forano i contenitori e si procede
alla raccolta della colatura, che viene prima filtrata in appositi
cappucci di tela e poi imbottigliata e lasciata riposare al sole sui
davanzali delle finestre. Infine, per coprire il vaso al posto del
coperchio si
utilizza un mazzetto di origano che contribuisce alla sua aromatizzazione.
LA
PREZIOSA SALSA. La
colatura nasce così
Nasce ad Amalfi ma a riscoprirla e commercializzarla ci ha
pensato invece Cetara. La colatura, pregiato intingolo derivante dalle
alici salate, è considerata la rivoluzione gastronomica del momento.
Almeno in Costiera Amalfitana. E se un tempo i monaci cistercensi,
abitanti del convento poi trasformato in albergo e detto dei «Cappuccini»,
decisero di raccogliere il nettare fuoriuscito dalle botti e di sottoporlo
al giudizio del confratello cuciniere che lo utilizzò sulle verdure
lesse, oggi la «colatura» è diventato uno squisito condimento che sia a
Cetara che in gran parte dei paesi della Costa viene utilizzato
rigorosamente con la pasta o al posto proprio delle alici sotto sale nella
tradizionale caponata.
Unica controindicazione è l’eccedenza delle quantità che potrebbero
rendere oltremodo sapide le portate. Ma non è tutto, perché tra le
avvertenze si consiglia di evitare qualsiasi altra forma di salatura
quando si adopera il terribile ma prezioso condimento divenuto lo scorso
anno presidio Slow Food. Un importante riconoscimento, quest’ultimo, a
tutela dello straordinario intingolo che riuscì a superare per qualità e
profumo il più famoso «garum» prodotto a Pompei. Infatti, quella che
era la salsa più usata nella regione fu sostituita proprio dalla «colatura»
la cui scoperta avvenne probabilmente intorno alla seconda metà del XIII
secolo, ad opera dei monaci cistercensi abitanti della canonica di San
Pietro a Tuczolo. Una promozione, quella di Slow Food, che va considerata
come un ulteriore passo avanti nella valorizzazione del tipico condimento
della tradizione gastronomica cetarese che, insieme alle alici e al tonno,
rappresenta un elemento importante della storia del borgo costiero. E per
conferire maggior spessore alla politica di promozione e di difesa della
colatura e del pesce azzurro, a Cetara è nata anche l’associazione «Amici
delle Alici», in cui sono radunati ristoratori, produttori, amanti della
storia e delle tradizioni locali.
Ma come trasferire in un piatto i sapori forti del pesce sotto sale? La
ricetta da unire alle linguine è di una semplicità sbalorditiva.
All’intingolo derivato dalle alici basta aggiungere, infatti, pepe rosso
e nero, olive verdi, capperi, qualche gheriglio di noci, prezzemolo,
aglio, olio ed una spruzzata di succo di limone. Mischiare a crudo almeno
un paio d'ore prima di mantecarlo alla pasta appena scolata.
ma.am.
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